Con un motore così, rinunciare a
correre in pista sarebbe stato un delitto. Ecco allora che la versione
“pistaiola” nacque nel 1973 non in Giappone ma in Italia. La SAIAD di Torino,
importatore delle Suzuki, creò una special a tiratura limitata per correre nelle
gare riservate alle derivate di serie. Dai 214 kg della versione di serie si
scese ai 190 kg, grazie anche alle sovrastrutture in vetroresina. L’elaborazione
del motore interessava i cilindri e le espansioni di scarico, prive di
silenziatori.
La moto era monoposto e nel codone era alloggiato il serbatoio dell’olio della
lubrificazione separata. La trasformazione era completata da pedane arretrate,
semimanubri e silenziatori per l’utilizzo stradale. Interessante l’incremento
delle prestazioni, con la velocità massima di poco superiore ai 220 km/h.
Inizialmente si chiamava semplicemente GT 750 S, la denominazione “Vallelunga”
arrivò più tardi in onore della vittoria di Renato Galtrucco alla Coppa Cecere
del 1973 sul circuito alle porte di Roma.
La carriera agonistica della “Vallelunga” finì nel 1975 con un discreto bottino
di vittorie e piazzamenti. La categoria era dominata dalle Ducati e dalle
Laverda che sfruttavano a dovere le lacune di un regolamento abbastanza
permissivo.
Merita un cenno la Suzuki TR 750, “cugina da GP” della GT 750. La TR era una
moto da competizione costruita in appena 14 esemplari, tra il 1972 e il 1975,
per partecipare alla 200 Miglia di Daytona ed alle gare del Trofeo FIM 750.
In comune con la GT aveva solo le misure di alesaggio e corsa. Impiegando
materiali pregiati e leggeri il peso era di soli 148 kg. La prima versione aveva
poco più di 107 CV, l’ultima aveva raggiunto i 116 CV (a 8.250 giri).
Impressionante la velocità massima, rilevata a Daytona, di 293 km/h!
Nonostante a portarla in gara siano stati piloti del calibro di Barry Sheene e
Pat Hennen, il palmarès di vittorie fu piuttosto magro, dovendo misurarsi con
mostri come la Kawasaki H2R e, soprattutto, la Yamaha TZ 750.
Il californiano Hennen arrivò terzo alla 200 Miglia di Daytona del 1976, dietro
a Johnny Cecotto su Yamaha e Gary Nixon su Kawasaki.
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