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Ducati 350 Scrambler

     

 

Make Model

Ducati 350 Scrambler

Year

1968-71

Engine

Air cooled, four stroke, single cylinder, SOHC

Capacity

336
Bore x Stroke 76 x 75 mm
Compression Ratio 9.5:1

Induction

2x 29mm Dell'Orto

Ignition  /  Starting

Battery coil  / 

Max Power

24 hp 17.5 kW @ 8500 rpm

Transmission  /  Drive

5 Speed  /  chain

Front Suspension

Hydraulic forks

Rear Suspension

Dual shocks swinging arm

Front Brakes

180mm drum

Rear Brakes

160mm drum

Front Tyre

3.50 -19

Rear Tyre

4.00 -18

Dry-Weight

132 kg

Fuel Capacity 

10 Litres

The narrow case Ducati single cylinders were selling well and known worldwide through out the decade. Later in the decade when Ducati introduced the wide-case production models they represented the pinnacle of Ducati singles for the times. A single camshaft that was driven by bevel gears characterized the wide-case Ducati motorcycles.

As a direct descendent of the narrow-case family, the Ducati 250cc and 350cc versions of the wide-case models were first produced in the spring of 1968. The Ducati 450cc was added in the following year. The performance and elegant mechanics of the motorcycles immediately caught the attention of motorcycle enthusiasts worldwide.

Perhaps the most famous wide-case Ducati was the Scrambler. The Ducati Scrambler motorcycle sold tens of thousands around the world, leading to its legendary status. The fast and agile Ducati Mark 3 sports model was soon joined by the Ducati Mark 3D - the first Ducati with the now famous Desmodromic valve gear on a production model.

The word ‘Desmodromic' is not actually derived from Italian but rather from two Greek roots, desmos (meaning - linked) and dromos (meaning - track). The Ducati Desmodromic system is unique in that the valves are positively closed and opened by a cam and leverage system, rather than relying on standard valve springs. The same basic Desmodromic layout continues to win world championships today and is deeply seated in the Ducati Brand identify.

Le Ducati Scrambler equipaggiate con il nuovo motore monocilindrico a carter larghi disegnato da Fabio Taglioni muovono i loro primi passi nel 1966, ma è solo due anni dopo che i modelli di 250 e 350 cc fanno il loro debutto sul mercato.

Il successo commerciale è immediato, grazie ad una linea estremamente indovinata e proporzionata, con il bel monocilindrico dalla linea pulita in evidenza e il serbatoio a goccia con i fianchi cromati. E dire che le Scrambler sono nate su pressioni dei fratelli Berliner (i potentissimi importatori statunitensi di Ducati e Moto Guzzi) per i motociclisti americani, ma piacciono anche da noi. Segno che anche in Italia i tempi sono maturi per motociclette meno tradizionali e più “libere” nello spirito.

“Sul misto è favolosa. E anche in città, per affrancarsi dalla morsa del traffico, per avere più tempo libero, per reagire alla nevrosi che ci attanaglia quando siamo lì, in fila, chiusi dentro le nostre scatolette a 4 ruote. E se poi si vuole andare in campagna, per i sentieri, per i prati, in completa libertà la Scrambler sa fare anche questo. La Scrambler dà uno stile nuovo alla nostra personalità, alla nostra libertà”. Questo il Ducati pensiero evidenziato in un pieghEVOle pubblicitario edito dalla Casa di Borgo Panigale.
Sull’onda del successo, al Salone di Milano del 1969 viene presentata la versione di 450 cc che nei primi anni prenderà il sopravvento sulle altre due, ottenendo i maggiori consensi fra i motociclisti, anche perché è quella che più si avvicina al fatidico mezzo litro, segno distintivo per i motociclisti “arrivati” dell’epoca.

I tre modelli conservano il medesimo cuore: il monocilindrico 4 tempi a coppie coniche che Taglioni aveva concepito surdimensionato proprio per creare una gamma di modelli di diverse cilindrate con il maggior numero di particolari in comune. Dalla serie stradale Mark 3 e Desmo, le Scrambler ereditano anche il telaio monotrave a culla aperta con il motore che ha funzione di elemento portante (simile, fatto salvo la diversa conformazione della triangolazione posteriore e i differenti attacchi degli ammortizzatori), i freni e gran parte della componentistica. oche le modifiche apportate ai diversi modelli nel corso degli anni: gran parte delle 350 e tutte le 450 adotteranno un decompressore per facilitare l’avviamento.

Poche le modifiche apportate ai diversi modelli nel corso degli anni: gran parte delle 350 e tutte le 450 adotteranno un decompressore per facilitare l’avviamento a freddo, mentre a partire dagli ultimi mesi del 1972 arriva l’accensione elettronica su tutte le versioni.

Fra i 3 modelli, la 350 è quella che offre il miglior equilibrio peso-potenza-prestazioni-consumi. Mettendo da parte le velleità fuoristradistiche, la Scrambler si rivela (come le sorelle) un’ottima motocicletta per i percorsi misti, grazie alla sua estrema maneggEVOlezza e al peso contenuto. Mal digerisce invece i lunghi tratti autostradali perché le possenti vibrazioni, sensibili a tutti i regimi e inutilmente mitigate dalle manopole a botticella delle prime versioni, causano la rottura di alcuni componenti (come la strumentazione), crepe e dissaldature varie, allentamento della bulloneria. Il male è endemico e dovuto al motore, montato al telaio con 6 attacchi senza silent-block...

Altro punto a sfavore, soprattutto per la 450, è la difficoltà di avviamento. Con la Scrambler si deve andare giù decisi con una scalciata molto forte, altrimenti il ritorno del pedale è “critico” per caviglie e dintorni.
Ma il più delle volte il problema deriva dalla difficoltà nel mettere correttamente in fase l’accensione (non esiste alcun segno di riferimento sul motore per agEVOlare l’operazione).

Gli anni d’oro per le Ducati Scrambler sono a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta
. Poi l’invasione delle maxi e il boom delle moto da Regolarità fanno tramontare la stella di questa tranquilla moto polivalente.

Oggi sul mercato delle moto d’epoca la 350 sta prendendosi la meritata rivincita, dopo che molte delle sue sorelle di 450 cc sono state trasformate in altrettante “Spaggiari replica” preparate per le gare di Gruppo 5, sparendo così dalla circolazione. Con una cifra ragionEVOle si può entrare in possesso di una moto ancora godibile in tutte le situazioni e dalla spiccata personalità.

La disponibilità dei ricambi è ancora piuttosto buona
e, come potete leggere nell’apposito box, ci sono diversi specialisti che possono prendersi cura dei mono Ducati. Un’ultima considerazione sul motore: i mono a carter larghi sono robusti, razionali e per la loro produzione in Ducati non si è risparmiato sui materiali. Nonostante questo, non bisogna dimenticarsi la manutenzione ordinaria perché si tratta comunque di motori con più di trent’anni di onorato servizio alle spalle che hanno bisogno di attente cure.

Source Motociclismo

 

 

 

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